Google è costantemente impegnato nella riclassificazione dei contenuti per rispondere meglio ai bisogni degli utenti. Con molta probabilità lo fa proprio grazie a ciò che gli utenti gli indicano. Da una parte ci sono gli editori che immettono nuove risorse nell’indice del motore di ricerca, e dall’altra ci sono utenti che navigano e scelgono.

Ti anticipo in modo sintetico ciò che c’è scritto in questo articolo per una maggior comprensione. Come fa Google a creare da zero e riclassificare le serp all’infinito in base all’attualità e al bisogno dell’utente? Ogni tema ha tantissime sfumature, molti argomenti, che per facilità di comprensione chiamerò sotto argomenti.

  1. Creazione prima serp: Probabilmente quando il motore di ricerca ha bisogno di creare una classifica da zero utilizza ciò che è la sua conoscenza dovuta ai documenti che ha in database e sfruttando quelli che sono considerati ormai classici fattori seo.
  2. Riclassificazione per nuovi documenti e navigazione utenti: Quando si accorge che vengono immessi nel proprio database nuovi documenti, Google li utilizza per riclassificare la serp e lo fa tenendo conto dell’argomento specifico (sotto argomento) trattato da tali documenti, che risulta rilevante in quel momento per gli utenti
  3. Riclassificazione per cosa cercano gli utenti: Quando si accorge infine che gli utenti cercano un altro sotto argomento, Google riclassifica nuovamente la serp

Per spiegarmi meglio su come Google riclassifica i contenuti in base a fattori come contenuti freschi e bisogno attuale dell’utente, ti mostro l’analisi che ho fatto mesi fa e terminata oggi, su una famosa serp, Buondì.

Dall’immagine sopra, si vede chiaramente come nel 2015 questa serp (Search engine results page), era occupata in top10 da documenti che al 90% non avevano a che fare con il buondì inteso come merendina, ma bensì, come buongiorno. Dalle immagini sotto si vede che il sito buondi.it era già esistente, ma non era in top10 di Google.

 

Questo probabilmente perchè, per creare la serp buondì, Google analizzava i contenuti dei documenti nel proprio database, e li associava a dati strutturati e non, tra cui trovava un’ambiguità come entità catalogate, ovvero: entità Buondì, associata sia a entità di categorie riguardanti modi di dire, che a entità di categorie riguardanti un tipo di merendina e alla Motta.

Successivamente, o comunque quando Google probabilmente ha separato documenti ed entità in due indici completamente diversi, si è accorto che in effetti l’entità Buondì intesa come merendina prodotta dalla Bauli spa, è un’entità reale. Ma nonostante ciò, solo nel 2017, precisamente a settembre/ottobre, il dominio principale per l’entità buondì, di proprietà dell’entità Bauli da anni (prima registrazione 2011 a nome Bauli spa), ha raggiunto la top10 in modo stabile.

Perchè?

Per capire come mai il dominio registrato da una importante e storica società per promuovere un prodotto altrettanto storico, presente negli archivi del web da anni, sia riuscito a raggiungere la top10 solo anni dopo, bisogna arrivare a masticare un po di seo differenziante.
A) le entità sono divise in categorie
B) queste categorie possono essere relative, tra le altre, anche a attualità
C) Google per comporre le proprie serp usa la sua conoscenza di dati strutturati e dati non strutturati

Se aggiungiamo a questi 3 fattori il fatto che molti editori hanno inserito nuove risorse scrivendo sulla pubblicità di Buondì e molti utenti hanno avuto il bisogno di informarsi proprio su questo argomento, a Novembre 2017 osservando la serp e la key buondì su Google trends, notiamo che il “bisogno di una grossa moltitudine di utenti” che hanno cercato informazioni relative a quell’entità, non era quello di comprare buondì, ma quello di “informarsi sulla pubblicità”.

argomenti più ricercati dagli utenti a novembre 2017 serp buondì

Di conseguenza Google non ha fatto altro che riclassificare i contenuti di quella serp, inserendo al 1° posto l’entità più autorevole e citata dagli altri contenuti, e via via a partire dalla fonte più autorevole e meglio ottimizzata, tutte quelle che trattavano l’argomento pubblicità Buondì per informare l’utente.

Ecco perchè la top10 ha il dominio buondì oltre alle risorse più autorevoli che parlano della “pubblicità di buondì”.

Cosa c’entra il bisogno dimostrato dagli utenti in questo?

Leggendo ciò che ho scritto potresti saltare subito alla conclusione che Google riclassifica i contenuti precedentemente classificati, solo in base ai contenuti editoriali ma non è vero.  Se osservi la serp attuale (Gennaio 2018), noti come Google l’abbia ancora una volta riclassificata con una variante,ovvero il concorso buondì.

Se osservi le correlate ti accorgerai di come sono cambiate e adesso contano il 50% di parole chiave riconducibili all’argomento concorso Buondì. Analizzando quelle parole chiave puoi altresì notare di come i documenti web per l’argomento “concorso”, siano stati indicizzati anch’essi a partire da settembre 2017, ovvero proprio quando il mondo chiedeva più informazioni sulla “pubblicità” di questa merendina, e sono di numero notevolmente inferiore.

Dunque se Google riclassificasse i contenuti SOLO in base ai documenti contenuti nel proprio database, come è possibile che il motore di ricerca abbia cambiato nuovamente la serp favorendo l’argomento “concorso ai danni dell’argomento pubblicità”, se quest’ultimo ha sicuramente più documenti che ne parlano?

Con molta probabilità la risposta è da ricercare nel trend di ricerca degli utenti.

Google ha riclassificato 2 volte i contenuti in top10 di questa serp, e lo ha fatto perchè migliaia di utenti generici hanno cercato quello che per Google era un elemento concreto probabilmente non strutturato, e si è accorto all’improvviso di avere il compito di riclassificare più volte la serp principale.

1° riclassificazione

Quando Google ha riclassificato i contenuti per il sotto argomento Buondì pubblicità, lo ha fatto probabilmente per:

  • una mole infinita di nuovi documenti che parlavano di quell’argomento (pubblicità)
  • Molti utenti che ricercavano query simili (gif, video, immagini, cos’è… pubblicità)
  • La comprensione che tutto quel chiacchiericcio era dovuto all’entità buondì, di proprietà dell’entità Bauli spa.

2° riclassificazione

Quando Google ha riclassificato i contenuti per il sotto argomento concorso Buondì, lo ha fatto probabilmente per:

  • Molti utenti che “hanno saputo del concorso” non da documenti web e che ricercavano query simili (partecipare, premi, punti, polaroid, stampante, come funziona… concorso)
  • Degli utenti che sceglievano sempre su quale risorsa convergere (l’url del concorso nel dominio principale dell’entità ogni mattina buondì)
  • che tutto quel chiacchiericcio era dovuto all’entità concorso buondì

Nella seconda riclassificazione non ho inserito il fattore “nuovi documenti”, perchè essi erano già presenti nel database di Google a settembre, e sono per numero e autorevolezza inferiori ai nuovi documenti dedicati all’argomento pubblicità. Tale 2° riclassificazione dunque non è attribuibile all’attualità intesa come “freschezza dei contenuti” o nuovi documenti indicizzati, ma intesa come “bisogno espresso dall’utente nel modo di ricercare e navigare su Google”.

Per capire le ricerche effettuate dall’utente riguardo ad una keyword, e soprattutto qual’è il trend che nasconde un bisogno, possiamo affidarci alla lettura del suggest di Google. Tramite questa funzionalità, il motore di ricerca suggerisce infatti una serie di query molto digitate e che hanno attinenza con la query digitata dall’utente. Facendolo notiamo come:

  1. Nelle ricerche degli utenti si trovano tracce di quella che è la serp originaria (buondì inteso come buongiorno, modo di dire)
  2. Nelle ricerche degli utenti si evidenzia la preponderanza di query associate all’argomento pubblicità
  3. Nelle ricerche degli utenti si nota l’ingresso di una variante “il concorso”

Osservando lo stesso suggest a Novembre, la variante concorso non c’era, stessa cosa capitava osservando la classifica dei risultati, l’url del dominio buondì dedicato al concorso non era in top10. Oggi Google ha dunque riclassificato i risultati di quella cserp inserendo quello che sembra lo specchio del suggest ovvero:

  • Il dominio riconducibile all’entità primaria per gli utenti
  • 8 documenti che trattano l’argomento pubblicità
  • l’URL del concorso dove tutti gli utenti convergono per quell’argomento

In pratica oggi quando effettuiamo la ricerca Buondì, vediamo una classifica che in origine era stata creata dal motore di ricerca in base ai documenti web indicizzati nel database, ma che è stata modificata la prima volta grazie a nuovi documenti indicizzati, menzioni, citazioni, backlink e navigazione degli utenti. E riclassificata una seconda volta grazie a cosa una moltitudine di utenti ha cercato, venuti a conoscenza anche offline o sui social network di un nuovo sotto argomento.

In due momenti storici differenti, Google ha compreso che c’era bisogno di riclassificare i contenuti della serp Buondì, perchè gli utenti ricercavano con uno scopo ben preciso in mille modi diversi ma molto simili tra loro e sceglievano quali risorse navigare o dove convergere. Questa riclassificazione dei contenuti in serp da parte di Google, non riguarda solo entità di brand storici e riconosciuti come buondì, ma qualunque query che sia riconducibile a una persona, un luogo, un oggetto, un’idea, un concetto astratto, un elemento concreto, un’altra cosa adatta a o una qualsiasi combinazione di essi.

Nel prossimo articolo ti mostrerò infatti un altro esempio di come Google riclassifica i contenuti, ma stavolta con quella che può sembrare una qualunque parola chiave. Ti parlerò di come il motore di ricerca possa modificare le serp favorendo il bisogno rilevante per l’utente, grazie non solo ai contenuti indicizzati ma soprattutto grazie alle scelte degli utenti fatte durante la navigazione e a cosa ricercano.